sabato 1 luglio 2017

La galleria fotografica del mese | Luglio 2017

Squalo Bianco [Carcharadon charcarias]
  
Squalo Toro [Carcharias taurus]
  
Squalo Mako [Isurus oxyrinchus]
  
Squalo Tigre [Galeocerdo cuvier]
  
Squalo Limone [Negaprion brevirostris]
  
 Squalo Leuca [Carcharhinus leucas]
  Squalo pinna nera del Reef [Carcharhinus melanopterus]
   Squalo orlato o squalo pinna nera minore [Carcharhinus limbatus]
Squalo pinna bianca del Reef [Triaenodon obesus]
Squalo grigio [Carcharhinus plumbeus]
 

giovedì 15 giugno 2017

Te lo do io il Brasile (1984)

 
  
  Te lo do io il Brasile, varietà televisivo del giovedì sera diretto da Enzo Trapani, venne trasmesso su RAI 1 in prima serata per 6 puntate (1°, 8, 15, 22, 29 marzo e 5 aprile 1984), costate 250 milioni di lire ciascuna. Gli autori erano Beppe Grillo, Antonio Ricci ed Enzo Trapani. Il programma rappresentava una sorta di seguito del precedente Te la do io l'America, andato in onda nel 1981 con grande successo (oltre 16 milioni di telespettatori). Come rivelò Ricci in un'intervista (1), in realtà il secondo paese da far visitare a Grillo avrebbe dovuto essere il Giappone (2), ma poi problemi organizzativi fecero sì che in sostituzione si optasse per il Brasile, più complesso da "raccontare", ma altrettanto di moda all'epoca soprattutto grazie alle coeve telenovelas (come La schiava Isaura, Dancin' Days e Ciranda de pedra) che dal gennaio 1982 in poi, stavano imperversando anche in Italia. A questo s'aggiunga la diffusione dei romanzi dello scrittore bahiano Jorge Amado, il buon successo ottenuto nel nostro paese dal film Donna Flor e i suoi due mariti, e la distribuzione italiana di Gabriela (3) giusto due mesi prima (gennaio 1984) della messa in onda del varietà della RAI. 

 Antonio Ricci e Beppe Grillo insieme ad Antonio Carlos Jobim in Brasile

Come già aveva fatto con l'analogo programma del 1981, Grillo presentava e commentava filmati di cui era il protagonista. Tuttavia, gli autori si resero conto che sarebbe stato complicato ricalcare esattamente l'approccio del precedente Te la do io l'America, dove la satira era puntata per lo più sulle manie e stranezze degli americani. Come affermò Grillo in un'intervista, «diventa problematico prendere in giro il Brasile come ho fatto con l'America, abbiamo infatti spostato il tiro, è diventata una presa in giro dell'italiano-turista medio di voli charter in Brasile [...]. Il novanta per cento va laggiù per le mulatte. Ho visto scene incredibili, commendatori cinquantenni con la pancia e l'orologio d'oro da tre etti, insieme con ragazze alte il doppio di loro, che sembravano Peter Tosh e li facevano ballare.» (4).  


Le sei puntate trattavano di calcio, stranezze locali, samba e Carnevale di Rio, l'Amazzonia, il Nord-Est del Brasile, le città come Rio de Janeiro, São Paulo e Salvador de Bahia. I video mostrati dal conduttore in studio erano stati precedentemente filmati in varie località brasiliane nella primavera del 1983 (su alcuni rotocalchi, gli autori non mancarono di specificare che per spostarsi da una località all'altra del Brasile, la troupe aveva impiegato complessivamente 52 ore di volo). Precisò inoltre Grillo sui giornali «abbiamo girato per tre mesi dappertutto, ben 35mila metri di pellicola. Eravamo là lo scorso anno, anche durante il carnevale (5) [...]. E io facevo parte di una scuola di samba, la "Portela". In costume ho ballato il samba per dodici ore di fila. Alla fine ero morto.» (6) 


Lo scenografo Gianni Villa aveva ricostruito lungo le pareti dello studio, con compensato rivestito di tela disegnata e dipinta, la baia e le favelas di Rio de Janeiro, i1 teatro Amazonas, la foresta dell'Amazzonia e le chiese in stile barocco-portoghese. Ogni trasmissione era accompagnata da musiche brasiliane eseguite dall'orchestra della RAI di Milano diretta da Tony De Vita. Anche i balletti, con le coreografie di Franco Miseria (7), traevano ispirazione dalla musica sudamericana. La sigla d'apertura, Lança Perfume (1980) era cantata da Rita Lee, artista ai primi posti nelle hit parade brasiliane della musica leggera: all'epoca convinceva quel suo stile che fondeva i ritmi sud-americani con il pop-rock. La sigla finale invece era Io e te, intonata da Jair Rodrigues e dal figlio Jairzinho (8)

 Grillo insieme a Regina Profeta durante una pausa del programma 

Rita Lee eseguirà, durante le varie puntate, altri brani, come Banho de espuma, Saúde, Baila conmigo, mentre Rodrigues si esibirà anche con il resto della sua famiglia. Fra gli altri ospiti in studio, nel corso di tutti i sei appuntamenti, ricordiamo il calciatore Zico, il cantautore Chico Buarque de Hollanda, Toquinho, Edu Lobo, Juca Chaves, Braguinha [Carlos Alberto Ferreira Braga], la suonatrice di cavaquinho Maria de Souza, il fisarmonicista José Domingos de Morais detto Dominguinhos (9) e la moglie Guadalupe Mendonça, le Oba-Oba di Rio, Celso e Regina [Celso de Almeida e Regina Profeta]. Oltre a cantanti, musicisti e ballerini italiani, come Sergio Endrigo, Fred Bongusto, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e Margherita Parrilla.

Note
(1) - Lina Agostini, Il Brasile secondo Grillo (vedi Bibliografia)
(2) - Il progetto Giappone non venne abbandonato e fu annunciato come in preparazione per l'anno successivo, il 1985, ma poi non se ne fece più nulla.
(3) - Ed infatti in uno dei filmati mostrati durante la trasmissione vediamo Grillo andare a trovare Antônio Carlos Jobim a casa sua, dove il cantautore brasiliano intona, insieme a Gal Costa - con Grillo che finge di suonare la chitarra - proprio il brano principale della colonna sonora del film di Barreto Gabriela.
(4) - Marinella Venegoni, Con Beppe Grillo anche il Brasile trema (vedi Bibliografia)
(5) - Quindi il 13 febbraio 1983, Sambodromo di Rio, Avenida Marquês de Sapucai, gruppo 1A. Per i curiosi: quell'anno nel gruppo 1A vinse la scuola di samba Beija-Flor de Nilopólis; la scuola che ospitò Grillo però, la Portela, si classificò seconda!
(6) - Ho ballato un folle samba (vedi Bibliografia)
(7) - Pochi lo ricordano, ma fra le anonime ballerine debuttò un'ancora sconosciuta Lorella Cuccarini.
(8) - Jair è morto improvvisamente di un infarto l'8 maggio 2014. Il figlio Jairziho, cioè il bambino che si vedeva insieme a lui nella sigla finale del programma, ha proseguito la carriera di cantante anche da grande, con il nome Jair Oliveira.
(9) - Scomparso il 23 luglio 2013.
 
Bibliografia/Fonti
«Robe da pazzi», arriva in tv Beppe Grillo con il suo Brasile, «La Stampa», 19 ottobre 1982, pag. 18.
Marinella Venegoni, Con Beppe Grillo anche il Brasile trema, «La Stampa», 19 febbraio 1984, pag. 21.
Ho ballato un folle samba, «Stampa Sera», 25 febbraio 1984, pag. 10.
O.r., Beppe Grillo su e giù per il Brasile tra samba, calcio e contrasti sociali, «La Stampa», 1° marzo 1984, pag. 19. 
Lina Agostini, Grande ritorno di Beppe Grillo - Te lo do io il Brasile, «Radiocorriere tv», anno LXI, n. 9/84, 26 febbraio-3 marzo 1984, pp. 12-13.
Lina Agostini, Il Brasile secondo Grillo, «Radiocorriere tv», anno LXI, n. 10/84, 4-10 marzo 1984, pag. 11.
Beppe Grillo - Te lo do io il Brasile, «Tv Sorrisi e Canzoni», 4-10 marzo 1984.
Maurizio Costanzo, Flaminia Morandi, Lo chiamavano Varietà. L'industria televisiva: produrre l'intrattenimento, Carocci ed., 2004.
Aldo Grasso (a cura di), Te lo do io il Brasile, in Enciclopedia della televisione, Garzanti, 2008.
Enrico Brizzi, Scopare Carmen Russo, in La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio, Laterza, 2014.

sabato 3 giugno 2017

Una piccola "Yellowstone" fra Piemonte e Liguria

  Quando alle elementari la nostra insegnante ci parlò - a dire il vero un po' affrettatamente, giacché sembrava non vedere l'ora di saltare argomenti che evidentemente riteneva di poca importanza e passare così alle descrizioni delle varie regioni italiane - dei più lunghi fiumi della nostra nazione, ebbene, giunta al Tanaro, 6° in classifica con i suoi 276 km (1), ci informò che nasceva in una zona fra Liguria e Piemonte e che infine affluiva nel Po a valle di Alessandria. Tutto qui. Quello che allora non ci disse, oltre a tante altre cosette, fu che quella zona era, ed è tuttora, decisamente incantevole. Ma lo dovetti scoprire da solo, per puro caso. Il territorio in questione è in parte piemontese e in parte ligure, essendo posizionato proprio in un'area di confine regionale (del tutto indifferente come sono sempre stato, a confini e territorialità, non v'annoierò di certo, non temete, con il delimitare pedantemente quali paesini o valli che mi accingo a citarvi vadano ascritti al piemontese ex-Parco Alta Valle Pesio e Tanaro, oggi rinominato Parco Naturale del Marguareis, e quali invece al Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri). 

Fra tutte le aree protette liguri e/o del basso Piemonte il versante Alta Val Tanaro è, a mio parere, una di quelle che, grazie ad alcuni suggestivi scorci, meglio rammenta un parco nord-americano, certo in miniatura, un vero e proprio bonsai di tali sconfinati ambienti naturali, ma indubbiamente queste somiglianze, seppur tenui, sono percepibili. Un altro vantaggio è che, quantunque si trovi a poco più di mezz'ora d'auto dalle coste imperiesi, quindi facilmente raggiungibile, si ha l'inaspettata ma tangibile impressione di essere, per così dire, ad "altezze superiori" a quelle reali. Si consideri infatti che, a differenza di celebri zone alpine del Trentino Alto Adige, del Veneto o della Val d'Aosta, dove l'altitudine media s'aggira sui 2500 metri e le cime delle montagne superano spesso i 3000 (in Val d'Aosta i 4000) dando origine alle splendide valli montane che conosciamo (sul genere Un passo dal cielo, tanto per intenderci), il luogo di cui stiamo parlando si sviluppa invece fra altezze medie di 1200-1300 metri s.l.m. e poche cime superano i 2500. Eppure, sebbene non possa certo competere con le citate meraviglie delle Alpi dell'estremo nord-Italia, nel suo piccolo si difende bene e ci regala paesaggi praticamente montani e un'insospettabile varietà di ambienti naturali (oltre a fornire un effettivo refrigerio, con temperature decisamente più basse, per i vacanzieri stressati dalla grande calura e umidità presenti nelle vicine spiagge liguri). Ma ora, vediamolo da vicino. Per chiarire meglio, direi di simulare un giretto in auto sul posto...
   
Partenza dalla riviera ligure di Ponente, destinazione Pieve di Teco. Quindi, proseguo in salita lungo la SS 28 sino a raggiungere la sommità del cosiddetto Colle di Nava (o Col di Nava, fraz. di Pornassio, IM), 934 metri s.l.m. Luogo particolarmente ameno, ideale per passeggiate fra prati e pinete (c'è anche un maneggio e due campeggi per roulotte e camper). 
Immagini di Nava

Potendo scegliere fra due punti vendita, uno di fronte all'altro, forniti di vari tipi di miele, acquisto il mio prediletto, quello di rododendro (ottimo da spalmare sul burro perché conferisce allo stesso un profumo di fiori di montagna e un gusto particolare, senza però essere troppo aggressivo, o troppo dolce come per esempio il miele d'acacia) e, risalito in macchina, percorro in discesa la SS 28 per poco più di 3 km, sino allo svincolo, sulla sinistra, in prossimita di Ponte di Nava (fraz. di Ormea, CN), che coincide con l'inizio della SP 154.
"Entrata" del Parco e inizio SP 154  

Sulla mia sinistra mi viene incontro il Tanaro (poi proseguirà per il tratto più esteso della valle eponima toccando i centri di Ormea, Garessio, Priola, Bagnasco e Nucetto) che giusto in questo punto riceve le acque del Rio Nava. Imboccando quella che ho sempre considerato una sorta di Sun Road (2) in miniatura (anche se, a voler essere pignoli, si tratta in realtà di tre diverse provinciali che si avvicendano e precisamente, nell'ordine (3) SP 154, SP 97 e SP 1, per un percorso complessivo di circa 43 km), dopo pochi km. m'imbatto in alcune amene aree picnic, una, sulla destra, con una fontanella d'acqua potabile, freschissima. Gradevolissima la seconda, a sinistra della strada, sotto enormi alberi. Molto grande la terza, sempre sulla sinistra, un vero e proprio parcheggio per auto, roulotte e camper (del resto il parco, come anche il vicino Colle di Nava, sono ambienti davvero perfetti per il campeggio in roulotte o camper) nei pressi della confluenza fra il torrente Tanarello e il Negrone (che unendosi, formano il Tanaro). Oltre a diversi pescatori (4) sulle sue rive, con la coda dell'occhio intravedo due canoe e la cosa non mi sorprende, essendo il Tanaro un fiume molto apprezzato dai canoisti (Guglielmo Granacci, che fu per vari anni presidente dell'Associazione Italiana Canoa Fluviale, dice che «è uno dei più bei fiumi che un canoista possa desiderare, meraviglioso, con molte rapide di 2° grado senza ostacoli a valle di Ceva, divertentissimo»). 
Attravero tratti che davvero ricordano, sebbene in "formato ridotto", certe strade che percorrono famosi Parchi Nazionali statunitensi, mi avvio per una dolce salita fra pini silvestri finché mi appare un panorama davvero da cartolina. È il delizioso paesino montano di Viozene (fraz. di Ormea, CN) sovrastato dall'imponente massiccio calcareo del monte Mongioie (2630 metri). Come in altri paesi che ho qui menzionato o che sto per citare, anche a Viozene si possono gustare piatti tipici dell'Alta Valle Tanaro (polenta saracena, formaggio raschera d'alpeggio, gnocchetti di castagne garessine e altre prelibatezze).
  
 Viozene: il Mongioie, i cavalli presso il rifugio
  
Lasciata Viozene, mi trovo in breve in un vero e proprio piccolo canyon e la spettacolare strada a quota 1200 metri, tagliata nella roccia viva negli anni '50, corre a strapiombo sull'orrido denominato Passo delle Fascette. Si tratta della Valle del Torrente Negrone. 
Il Passo delle Fascette (Valle del Negrone) 
 
Superato il nostro canyon, il panorama s'allarga e ci appare la verde vallata di Upega. Verde... ma oggi curiosamente punteggiata di chiazze bianche, che solo avvicinandomi mi rendo conto trattasi di... mucche. Affollano i prati intorno, fin quasi sino alla collina alle spalle del paese, presso la chiessetta della Madonna della Neve. Un colpo d'occhio davvero bucolico.
La chiesetta della Madonna della Neve
  
Upega (fraz. di Briga Alta, CN) coperta dalla neve: un vero e proprio presepe! 
 
Ma il meglio deve ancora venire: si tratta del cosiddetto Bosco delle Navette, una magica foresta di conifere (soprattutto larici e abeti bianchi) che si estende per 2770 ettari, in salita alle spalle di Upega. Nel bel libro-strenna interamente dedicato a questo bosco, Una foresta per dimora. Le Navette nelle Alpi Liguri, l'autore Edilio Boccaleri afferma che la Foresta delle Navette è «uno dei più ameni e meglio conservati ambienti delle Alpi Liguri. Si tratta di un luogo con una singolare storia delle vicende naturalistiche ed umane, con paesaggi molto diversificati, dove ancora volano le aquile e dove gli altri animali selvatici non temono la vicinanza dell'uomo.». In effetti, per quanto sia forse difficile da credere, quest'ultima affermazione di Boccaleri è plausibile: ovvio che non capiti con grande frequenza, ma in passato mi è successo più volte di avvistarvi - addirittura dalla strada, senza nemmeno addentrarmi nel bosco! - alcuni caprioli e di distinguere in cielo varie specie di rapaci.
  
  
Immagini del Bosco delle Navette   
  
  
L'area picnic del Giaireto. Siamo a 1597 mt. s.l.m.

Oltrepassato il bosco, scendo fra i larici della località "Le Salse" (percorsa dalla SP 97), altro tratto molto piacevole, soprattutto in una bella giornata di sole. Quindi attraverso la suggestiva zona boscosa di Valcona Sottana e la piccola frazione di Piaggia (soltanto 28 abitanti!).
I larici di Le Salse
Girando a destra, dopo un breve tratto di strada, giungo finalmente in vista di Monesi (fraz. di Mendatica, IM), stazione sciistica alle pendici del Monte Saccarello che, dopo la crisi che la colpì negli anni '80, oggi sembra in fase di rinascita, grazie anche al nuovo tratto della seggiovia costruito di recente.
 
 Divertimento sulle nevi di Monesi

Poco lontano, San Bernardo di Mendatica (fraz. di Mendatica, IM), con le sue casette in stile baita e l'omonimo albergo-ristorante, che ha il tipico look dell'hotel che ti aspetti di incrociare in una località montana. In inverno, sotto la neve, San Bernardo, come del resto altri paesini della zona, sembrano davvero villaggi da presepe. Nella bella stagione da San Bernardo ci si lancia con il parapendio (5).
 San Bernardo di Mendatica 

A San Bernardo imbocco la SP 1 che mi riporta a Nava. Percorrendo (2) questa suggestiva ma poco conosciuta provinciale s'attraversano due splendidi tratti circondati da pini, che a mio avviso rappresentano una fra le più gradevoli pinete a pino silvestre di tutta la Liguria. A Nava esco (a malincuore) dal parco.  
 "Uscita" del Parco (imbocco della SP 1)

In conclusione, una (relativamente) piccola ma convincente zona verde che riunisce una serie di ambienti di grande interesse naturalistico e, come si è detto all'inizio del presente post, offre suggestioni non poi così dissimili da quelle di un classico parco nord-americano. La raccomando caldamente. Dovrebbe piacere molto ai bambini.



Note
(1) - Alcuni, me compreso, sostengono che la lunghezza complessiva del Tanaro vada calcolata dalle sorgenti del Negrone (a Punta Marguareis) e quindi totalizzerebbe in realtà 285 km (diventando così più lungo del fiume Oglio, lombardo - ehm... - comunemente considerato il 5° in classifica con i suoi 280 km). Altri invece, ritengono che quelle da prendere in considerazione siano le sorgenti del torrente Tanarello (dal Monte Saccarello), il ché "accorcia" il Tanaro a 276 km totali.
(2) - L'allusione è ovviamente ironica e fa riferimento alla celebre «Sun Road», la strada che percorre il Glacier National Park del Montana. Lunga 85 km, molti la considerano una delle strade più suggestive che attraversi un parco naturale.
(3) - Volendo, l'itinerario proposto può essere percorso in senso inverso, entrando all'imbocco della SP 1, proseguendo poi per San Bernardo di Mendatica, Monesi-Bosco delle Navette-Upega-Viozene, uscendo infine presso Ponte di Nava presso l'ingresso della SP 154, quindi dove nella versione della gita che vi ho qui proposto eravamo invece entrati, ossia a Ponte di Nava. Anche percorso in questo "verso", il nostro itinerario è ugualmente godibile e suggestivo. Un consiglio però, se imboccate la SP 1: nel caso in cui la visita avesse inizio nel primo pomeriggio, tramite auto o altro mezzo di locomozione, chi guida deve inforcare gli occhiali da sole e abbassare le alette parasole perché in quell'orario e in quel punto (primo tratto della SP 1) ci si trova esattamente con il sole negli occhi, un pericolo tutt'altro da trascurare in una strada di campagna stretta e con il rischio di precipitare nel dirupo posizionato a destra della strada.
(4) - Se poi, come me, foste patiti della pesca d'acqua dolce, in particolare alla trota, date un po' un'occhiata a questo link.
(5) - Si ricordi che, in aggiunta alle attività a cui ho già fatto cenno, pesca, canoa, campeggio, equitazione, agriturismo, parapendio, e naturalmente sci, snowboard e ciaspolate in inverno, nelle varie zone citate si praticano anche altre attività, quali escursionismo, canyoning, torrentismo, rafting, mountain bike, ecc.


Bibliografia/Fonti
Edilio Boccaleri, Civiltà dei Monti (Valle di Carnino), Stringa ed., 1982.
La Valle Tanaro, L'Arciere, Cuneo 1984.
Ippolito Ostellino, Alta Valle Pesio e Tanaro: un parco vivo, Regione Piemonte, Torino, s.d.
Guglielmo Granacci, Fiume Tanaro, in Nuova Guida ai Fiumi d'Italia, Tea Pratica, 1996, pag. 145.
Enrico Gallizio, Massimo Rocca, Valle Tanaro. Falesie e vie di montagna, Blu edizioni, Peveragno 1998.
Alessandro Gogna, Marco Milani, Federico Raiser, Alpi Marittime, Monviso, Alpi Cozie, Delfinato, Vanoise, Priuli & Verlucca, 1999.
Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro. Natura, storia, itinerari, Blu edizioni, Peveragno, 2000.
Campeggi in Italia, Touring Editore, Milano 2005.
Edilio Boccaleri, Una foresta per dimora. Le Navette nelle Alpi Liguri, Grafiche Amadeo, Chiusanico (IM), 2006.
Massimiliano Parodi, Colle di Nava, Pornassio. Immagini, colori e profumi, De Ferrari, 2006.
Massimo Campora, Renato Cottalasso, Ornella Dura, Marco Grassano, Il Tanaro. Guida illustrata al paesaggio, alla flora e alla fauna del fiume Tanaro, Muzio editore, 2007.
Dario Gardiol, Percorsi insoliti in Piemonte, Liguria e Val d'Aosta, Graphot, 2009.
Marina Marengo, L'Alta Val Tanaro. Modalità e percorsi di costruzione di un territorio montano, 2 volumi, Pacini Ed., 2011-12.
Filippo Bonfiglietti, Ormea. Le Dolomiti delle Alpi Liguri, Fusta ed., Saluzzo 2015.