domenica 26 febbraio 2017

Donna Flor e i suoi due mariti (Dona Flor e seus dois maridos, 1976)


  Come ricordava Adriana Marmiroli sulla rivista FilmTV, «ci fu un tempo nei tardi anni '70, in cui Jorge Amado era di moda. La sua popolarità come narratore in Italia esplose quasi contemporaneamente all'uscita del film Donna Flor e i suoi due mariti di Bruno Barreto. La prima edizione italiana del libro da cui quel film era tratto fu nel 1977, un bel 10 anni dopo l'uscita in Brasile (nel 1966). Fu un successo inatteso, se si pensa che di cinema non anglofono ne arrivava ben poco da noi, forse meno ancora di oggi. Rese popolare Amado e le sue opere, che per il breve volgere di qualche lustro godettero dell'effetto Dona Flor. Non si poteva non aver letto Vita e miracoli di Tieta d'Agreste, Gabriella garofano e cannella, Teresa Batista stanca di guerra. Comunque, l'abbinata Barreto-Amado arrivò nei cinema italiani nel 1978 e ci fece scoprire una solare, sensuale Sônia Braga, già diva delle telenovele (ma ancora una volta: da noi arrivarono ben dopo), bellezza così diversa dall'immaginario nostrano in materia di ragazze from Ipanema.» Cosa aggiungere al pezzo della Marmiroli? Che quel «non si poteva non aver letto...» non valeva proprio per tutti, ma in genere per una tipologia di lettore o lettrice fondamentalmente "di sinistra". Altra postilla: se è vero che quel primo film rese popolare Amado è invece un po' imprecisa la frase «le sue opere, per il breve volgere di qualche lustro godettero dell'effetto Dona Flor», trascurando che l'onda lunga dell'interesse nei confronti di Amado in Italia venne alimentata anche dall'imperversare della telenovela sui vari canali televisivi (1), nel periodo compreso fra il 1982 e la fine degli anni '90.

A dispetto delle recenti pellicole uscite o in preparazione, tratte dai suoi scritti (Quincas Berro d'Ãgua, 2010, Capitaes da Areia, 2011, Gabriela, 2012, O Milagre dos Pássaros, 2012, O Duelo [aka: Velhos Marinheiros ou o Capitao de Lungo Curso], 2015) e dai festeggiamenti relativi al centenario, in realtà lo scrittore Jorge Amado (1912-2001) è stato velocemente dimenticato, soprattutto nel nostro paese. La sua notorietà sul suolo italiano inizia a decrescere già prima della memorabile puntata del programma televisivo Storie. Viaggio nella vita di persone non comuni di Gianni Minà, trasmessa dalla RAI nel 1996 (poi replicata nel maggio 1998), dove il baffuto giornalista torinese intervista lo scrittore brasiliano e la moglie Zélia Gattai (1916-2008). In seguito, Amado riesce ancora a pubblicare il suo ultimo romanzo O Milagre dos Pássaros (Il miracolo degli uccelli, 1997) e, dopo altri quattro anni in cui è prostrato da vari problemi cardiaci, muore il 6 agosto 2001. È lecito augurarsi, se si hanno amato i suoi romanzi e i film ad essi ispirati, che l'evento del centenario della nascita, festeggiato nel 2012 in Brasile e altrove (in Italia soprattutto tramite l'omaggio tributatogli durante la XXVII edizione del Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, con la proiezione di alcuni film tratti da sue opere e del documentario RAI di Silvana Palumbieri, Realtà e Magia di Jorge Amado, non dimenticando l'iniziativa I mondi di Jorge Amado - Parole, immagini, musica alla Biblioteca Nazionale di Roma) non resti solo un episodio isolato e sterile, ma finisca per innescare una riscoperta dello scrittore. 

Da sinistra: Jorge Amado, Zelia Gattai, Gianni Minà (1996)

I mondi di Jorge Amado

Durante l'intervista di Minà, Amado ricorda che una volta lui si considerava uno stalinista convinto. «Per noi Stalin era una specie di padre, colui che aveva vinto la guerra salvando il mondo dal nazismo. Non capivamo allora che era un dittatore proprio come Hitler. Quando Stalin morì, io stavo a Buenos Aires, piansi come se fosse morto mio padre. Spesso la comprensione delle cose richiede tempo. Credo che dobbiamo pensare a un socialismo democratico. Non ci può essere socialismo se non c'è democrazia. Se non venisse rispettata questa condizione, ricadremmo infatti di nuovo nella dittatura, proprio come è accaduto in Unione Sovietica. I cosiddetti paesi del socialismo reale furono delle dittature, non delle democrazie; ecco perché non si può pensare al socialismo scisso dalla democrazia. Ma molto più interessante l'affermazione che fa poco dopo: «I miei primi libri hanno una vena politica molto evidente, ma nella letteratura l'impronta politica non dovrebbe essere troppo forte. All'inizio questo non lo capivo, ero giovane. Non intuivo che il mio voler cambiare le cose doveva essere più azione che discorso e che scegliendo un certo linguaggio esaurivo il tutto in un puro discorso ideologico che non aveva ragione d'essere. Un'influenza politica forte non deve essere presente nei libri, è sufficiente la realtà perché si capisca che ci deve essere un cambiamento.» Perfettamente d'accordo! Purtroppo raramente la pensavano come Amado certi intellettuali di sinistra, che hanno sempre criticato pesantemente gli artisti leftist che non sembravano abbastanza impegnati o che addirittura, i temerari, avevano la pretesa di raccontare delle storie che appassionassero e persino - obbrobrio! - osassero divertire lo spettatore. Scrittori come Amado o registi come Walerian Borowczyk o Tinto Brass, che erano sembrati "promettenti" nei loro primi lavori e poi si erano convertiti a quelle "storiacce piene di sesso", sono stati considerati da questi signori alla stregua di sporchi traditori della causa.
Ovviamente, non condivido queste scempiaggini e ritengo che Amado non abbia affatto tradito il proprio impegno politico-sociale quando ha iniziato (con Gabriela, 1958) un nuovo corso, giacché per lui anche parlare di rapporti fra i sessi e passionalità equivaleva a fare ancora, in un certo senso, politica. Amado era un portavoce della cultura della mistura, e della negritudine, uno che sbatteva in faccia ai borghesi locali la verità , e cioè che nelle vene di ogni brasiliano bianco scorre anche sangue africano, tutte cose che l'élite aborriva, sfoggiando un arcaico razzismo sociale che celebrava le origini europee e spesso rinnegava e disprezzava la cultura indigena e afrobrasiliana. Del resto, di Salvador de Bahia, Amado soleva dire «qui non esiste una filosofia di vita razzista, semplicemente perché una delle caratteristiche principali di Bahia è la sensualità, e la sensualità è nemica del razzismo.»

Copertine di alcune edizioni del romanzo:
Nel 1966 esce il romanzo originale. Nove anni dopo, l'allora ventunenne Bruno Barreto, figlio del regista e produttore Luiz Carlos Barreto, dirige Dona Flor e seus dois maridos (1976). La sceneggiatura è scritta dallo stesso Barreto, da Eduardo Coutinho e Leopoldo Serran. Direttore della fotografia è Murilo Salles. Le riprese hanno inizio nell'ottobre 1975 e il film è pronto in poco meno di un anno, per un costo di cinque milioni e mezzo di cruzeiros, che corrisponde a quasi dieci volte il budget di una pellicola brasiliana media dell'epoca. Il ruolo eponimo viene assegnato a Sônia Braga, che ha appena avuto un notevole successo personale con la telenovela Gabriela (1975) e che si rivelerà nel tempo una scelta assolutamente indovinata: pur non essendo una bellezza classica, possiede comunque un fascino tutto suo e una sensualità innegabile. 
Vadinho invece viene impersonato da José Wilker, che acquisterà maggior notorietà proprio grazie a questo ruolo (2). Mentre Teodoro ha il volto dell'eclettico Mauro Mendonça, allora sconosciuto da noi ma noto in seguito per essere apparso in numerose telenovelas trasmesse anche in Italia. Coadiuvati da un folto gruppo di comprimari, come Dinorah Brillanti nel ruolo di Rozilda, Nelson Xavier è Mirandão, Nilda Spencer (1923-2008) è Dinorah, Arthur Costa Filho (1927-2003) il chitarrista Calinhos, Nelson Dantas (1927-2006) è il poeta Clodoaldo, Francisco Dantas (1911-2000) il dottor Algemiro, Haydil Linhares (1935-2010) è Norminha e Francisco Santos il sacerdote Don Venâncio (3). Un altro punto in favore della pellicola è indubbiamente la colonna sonora, in particolare il brano O Que Será, scritto da Chico Buarque de Hollanda, uno degli esponenti più conosciuti della bossa nova anni '60 e '70, ma intonato, nel film, dalla cantante bahiana Simone [alias Simone Bittencourt de Oliveira].
 Sonia Braga e Bruno Barreto sulla copertina del n. della rivista "Veja" del  dicembre 1976.
 Foto di scena. Largo da Palma, Nazaré, Salvador de Bahia, 1975. Da sin. Bruno Barreto, José Wilker e Jorge Amado
Foto di scena. Largo da Palma, Nazaré, Salvador de Bahia, 1975. Da sin. Jorge Amado, Sonia Braga e, in fondo a destra, Zelia Gattai
Inizio delle riprese, al n°12 di Largo da Palma
Bruno Barreto spiega una scena a Sonia Braga
Intervistata durante le riprese, Sonia si fa una bella risata
Si gira la celebre sequenza finale, in Largo do Pelurinho

Le locations
Un tempo si era convinti che questa pellicola di Barreto fosse stata girata "interamente" nel noto bairro (quartiere) «Pelourinho» di Salvador de Bahia. Non è proprio esatto: le sequenze filmate nel Pelourinho sono in realtà pochissime. La fittizia casa di Dona Flor, che è un po' il fulcro del film, si trova invece nel vicino bairro di «Nazaré», precisamente al n° 12 di Largo da Palma.
Le prime inquadrature del film: Largo da Palma e la Ingreja e Convento de Nossa Senhora da Palma
Vadinho e i suoi amici festeggiano il carnevale. Arriva la mulatta "sambante" e poco dopo Vadinho cade a terra morto!
La stessa zona ai giorni nostri. Ho indicato con la freccia gialla il luogo preciso dove stava il tavolino dove erano seduti Vadinho e gli amici; mentre il cerchietto rosso serve a far notare le caratteristiche finestre che s'intravedono alle spalle di Vadinho e della mulatta nel fotogramma precedente.
La "casa di Donna Flor" al n. civico 12 di Largo da Palma: in un fotogramma del film e in due foto recenti dal vero 

Anche la finestra della casa di Magnólia (Sue Ribeiro), la prostituta che scherza con Vadinho e viene disprezzata dalle puritane donnette del luogo, è nel quartiere Nazaré (in Largo da Palma, all'angolo fra Rua Tristão Nunes e Rua do Bângala) sebbene sia oggi quasi irriconoscibile.
Il rettangolo rosso mostra approssimativamente l'inquadratura del fotogramma precedente. La finestra è comunque quella, anche se è stato smontato e poi coperto con intonaco il "disegno" rettangolare di piastrelle sotto la finestra (dove il tipo appoggia la borsa nel fotogramma del film), ridipinti muri, porte e finestre.
Riassumendo: foto dei giorni nostri, all'angolo fra Rua Tristao Nunes e Rua do Bangala. La freccia gialla indica la casa di Donna Flor e quella rossa la finestra dalla quale s'affacciava Magnolia.
La chiesa di Don Venacio (Francisco Santos) dove Flor si reca a confessarsi è proprio di fonte alla casa della donna, sempre in Largo da Palma (e infatti si tratta della Igreja e Convento da Palma).
A titolo di riscontro, un'altra inquadratura odierna di Largo da Palma: la freccia rossa indica la fittizia "chiesa di Don Venanzio" e quella gialla la casa di Donna Flor.

Il cimitero dove viene sepolto Vadinho è il Cémeterio da Ordem Tercera do Carmo, situato in Praça Rubin Müller (Ladeira Quintas dos Lázaros, Baixa de Quintas) sempre a Salvador de Bahia.
Fotogramma del film
Il cimitero com'è oggi
In una successiva sequenza, Flor va a visitare la tomba di Vadinho: ho qui indicato con la freccia rossa la fittizia tomba dell'uomo.

I cancelli dell'hotel dove trascorrono la luna di miele Dona Flor e il suo secondo marito, Teodoro, giungendo sul posto a bordo di una Rolls Royce d'epoca, si trovano invece in Rua Benjamin de Souza, a São Tomé de Paripe, Salvador de Bahia.
 La spiaggia di São Tomé de Paripe
La zona è un po' cambiata. Per esempio, il palazzo che s'intravede nelle prime due foto (fotogrammi del film), che ho indicato con la freccia gialla, è stato abbattuto e al suo posto ora ci sono le casette e garage che si possono vedere nell'ultima foto (verticale). 
I cancelli e il parco del fittizio albergo del viaggio di nozze, invece, ci sono ancora, a parte piccoli cambiamenti e migliorie.

Più avanti sono presenti altre inquadrature (però in un passaggio quasi interamente tagliato nella edizione italiana del film) in cui si scorgono altri angoli caratteristici del centro storico di Salvador:
In questa suggestiva scena notturna (tagliata nell'edizione italiana del film), vediamo Flor e Teodoro transitare lungo l'attuale Rua da Ordem Terceira, a fianco della Igreja e Convento de Sao Francisco. 

Solo pochissime sequenze sono realizzate effettivamente in pieno Pelourinho, come per esempio quella finale, dove Flor, Teodoro e il fantasma (nudo!) di Vadinho escono dalla Igreja de Nossa Senhora do Rosario dos Pretos e si avviano in discesa lungo Largo do Pelourinho.
Nel finale, Donna Flor, Vadinho nudo e Teodoro escono dal portale della Igreja de Nossa Senhora do Rosasio dos Pretos (due fotogrammi del film e nell'ultima foto il particolare del portale ai giorni nostri). Da notare che nel film l'edificio religioso non viene mai mostrato interamente..
Quattro fotogrammi relativi alla celebre scena finale. L'ultima foto mostra invece la medesima location (Largo do Pelourinho) com'è oggi.


La trama
Salvador de Bahia, domenica di Carnevale, 1943. Dona Florípides («Flor») Guimarães (Sonia Braga) è una tranquilla donna borghese, benestante, insegnante nella sua «Escola Arte Culinaria 'Sabor e Arte'» (4). Ciò che forse sembra stonare è il marito, Valdomiro Santos, detto Vadinho (José Wilker), che ha davvero un sacco di difetti: sperpera il denaro della moglie nel gioco d'azzardo, la lascia sola anche per alcuni giorni, tornando a casa ubriaco, senza quattrini e a volte pure senza vestiti, frequenta tutte le case di piacere di Bahia e ci prova persino con le allieve della scuola di cucina della moglie. Ciò nonostante, Flor ama Vadinho, che ha risvegliato in lei la "sgualdrina" che in fondo la donna covava nel suo intimo. Quando il marito muore improvvisamente nel corso del Carnevale di Bahia, la vedova trascorre un doveroso periodo di sincero lutto; chiede anche consiglio al suo confessore, padre Venâncio (Francisco Santos); poi, bisognosa di un uomo, sposa l'insignificante farmacista dottor Teodoro Madureira (Mauro Mendonça). Questi non la soddisfa sessualmente e la donna, che ricorda con nostalgia i focosi amplessi con il "suo" Vadinho (5), ricorre a una fattucchiera che le restituisce il defunto, simpatico mascalzone, il quale le rimarrà al fianco come fantasma (apparendole sempre completamente nudo) notte e giorno, invisibile a tutti fuor che all'appassionata Flor.
L'accoglienza
Distribuito in Brasile il 22 novembre 1976, diventa presto un fenomeno di costume. Totalizza ben 10.735.524 spettatori: il film più visto del cinema brasiliano, record che ha mantenuto per ben 34 anni, fino al 2010. Nel novembre del 2015 è stato inserito dall'Associazione Critici Cinematografici Brasiliani nella Lista dei 100 Migliori Film Brasiliani di Tutti i Tempi. Sônia Braga è talmente perfetta nel ruolo di Dona Flor che il personaggio sembra essere stato scritto appositamente per lei, cucito addosso alla sensuale attrice. Infatti, assurge ben presto allo status di diva e sex-symbol mondiale internazionale. Interpreta altre pellicole (GabrielaL'inquieta, Un caldo incontro, Il bacio della donna ragno, ecc.) e telenovelas (come la celebre Dancin' Days, 1978-79, che viene trasmessa anche in Italia, ma solo a partire dall'aprile 1982). 
Copertine di numeri di Playboy che danno a chi non ha vissuto quell'epoca una minima idea del successo della Braga come sex-symbol

Particolarmente azzeccata è altresì l'interpretazione di José Wilker come Vadinho, ben resa anche nel doppiaggio italiano dalla voce di Giancarlo Giannini, attore che almeno all'epoca ci va a nozze con personaggi simili, sia come interprete che come doppiatore. Dopo essere uscita in Francia il 3 agosto 1977, ed essere stata presentata al Festival Cinematografico di Taormina nello stesso anno, la pellicola esce ufficialmente in Italia nel febbraio 1978, vietata ai minori di 14 anni (sic!), con critiche sostanzialmente positive e un buon successo di pubblico (6). Degna di nota, in quello stesso periodo, una bella intervista televisiva raccolta da Carlo Mazzarella, che si reca in Brasile e va a trovare lo scrittore a casa sua: A Bahia con Jorge Amado (1978).

Il "nostalgico" trailer originale del film
Poster brasiliano
Poster francese (1977)
Poster italiano (1978)
Il film proiettato al Cinema Ariston di Milano (Galleria del Corso, n° 1)
Il pessimo dvd italiano della Stormvideo
L'eccellente dvd "uncut" della New Yorker, in brasiliano con sottotitoli in inglese.

Tagli e censure nella versione italiana
In Italia il film di Barreto viene sottoposto a una serie di tagli (all'incirca 9 minuti in tutto), e modifiche di varia natura. Per esempio, la scena dove Norminha legge la lettera di Teodoro a Dona Flor, viene accorciata di circa un minuto. Il motivo non è del tutto chiaro, anche se è cosa nota che spesso le versioni italiane di molti film venivano criminalmente "accorciate" unicamente perché superavano la lunghezza media richiesta dalla distribuzione. A meno che, i curatori dell'edizione italiana non temano che quel passo in cui Norminha sottolinea come sia perfettamente normale per una vedova «ardere di desiderio» o quell'altro dove Flor ammette «al di fuori sono una donna rispettabile, ma dentro sono una spudorata, faccio dei sogni e dei pensieri sconci», potrebbe far arrabbiare i perbenisti nostrani.


Inoltre, viene completamente eliminato un lungo passaggio (8 minuti) nel quale, subito dopo la scena della luna di miele, Flor torna a casa da un breve viaggio dove è andata ad assistere Dona Rozilda che ha avuto una forte crisi asmatica, e si rende conto che in sua assenza Teodoro ha licenziato la domestica Sofia, sostituendola con una certa Maddalena; poi il marito le da alcuni consigli di finanza famigliare e infine ritroviamo i due coniugi in una delle riunioni dell'associazione dei farmacisti, dove l'uomo prende la parola difendendo la pratica galenica contro quella industriale. Già perché, in realtà, Teodoro non è, semplicemente, l'uomo mite e un po' smorto che traspare dalla versione italiana, mutilata, del film, ma prende velocemente il potere in casa Guimaraes e ingerisce negli affari, nella vita e nella potenziale emancipazione di Flor anche peggio di quanto facesse Vadinho. Quanto alla contrapposizione tra i farmaci preparati dai farmacisti e quelli di produzione industriale, si tratta di un problema molto sentito nel periodo in cui il film è ambientato, gli anni '40: si ricordi inoltre che l'idea di quella di Teodoro deriva da una vera farmacia che Jorge Amado frequentava (la Pharmacia Luz, che esiste ancor oggi, anche se è situata in un indirizzo differente, fra Rua Carlos Gomes e Rua do Cabeça, da quello descritto da Amado). Manca anche l'ironica sequenza successiva, quella del concerto, dove Teodoro suona il fagotto: il brano è Tace il labbro tratto da La vedova allegra di Franz Lehar, probabile inside joke di Barreto. Flor - che applaude il marito a fine esibizione - è per l'appunto una "vedova" anche se Teodoro non saprà mai fino a che punto "allegra". In definitiva, l'impressione è che da noi si cerchi di alleggerire e edulcorare un po' troppo il film, apparentemente per tentare di renderlo più scorrevole e comprensibile per il pubblico italiano (si tenga presente anche la questione, già ricordata, della lunghezza media dei film distribuiti nel nostro paese), ma purtroppo in tal modo si sono eliminati importanti e seri agganci alla realtà e al sociale, presenti anche nel libro di Amado. Non ha certo giovato al film il volerlo "semplificare" a tutti i costi rendendolo pertanto troppo simile a una delle tante pornocachadas dell'epoca (salvo poi fingere ipocritamente di scandalizzarsi per il troppo sesso presente in "certo cinema brasiliano", naturalmente...) o comunque l'assicurarsi che la pellicola fosse innocuamente interpretata come una bizzarra sciocchezzuola da non prendere troppo sul serio.


Naturalmente, anche alcuni dialoghi vengono ritoccati, spesso con il solito pretesto/giustificazione delle "esigenze" di doppiaggio o di adattare il film alla realtà sociale italiana. Da notare, per esempio, la modifica che il curatore dell'edizione nostrana mette in atto nella scena del cimitero, quando il negro Arigof, interpretato dal compianto Mario Gusmão (1928-1996) - uno dei primi attori di colore del cinema brasiliano ad aver recitato in ruoli rilevanti - porge dei fiori a Flor dicendole che suo marito era un grand'uomo, un poeta della vita. Invece, alquanto moralisticamente, sebbene si finga uno sboccato "dialogo virile", nella versione italiana il doppiatore di Arigof, Vittorio Di Prima, le dice testualmente «Era un gran figlio di puttana!»
Infine, la mitica ricetta della Moqueca de Siri Mole (stufato di granchi molli) che Flor rammenta in una famosa sequenza, è insensatamente modificata nel doppiaggio italiano (7). In originale infatti, la voce di Sônia Braga la descrive fedelmente; in italiano, la doppiatrice Ada Maria Serra Zanetti ce ne propina una versione in cui misteriosamente scompare l'azeite de dendé (olio di palma rosso), sostituito dalla raccomandazione finale - inesistente nell'originale brasiliano, come pure nel libro di Amado - di aggiungere «molto piri-piri.» Ora, il termine piri-piri definisce alcune varietà di peperoncino di piccantezza molto alta (S.U. 50.000·250.000). Forse il curatore dell'edizione italiana non sa bene cosa sia l'olio di dendé, o ne equivoca il significato. Comunque sia, magari pensando a talune preparazioni portoghesi o africane a base di pollo o crostacei al piri-piri, modifica il dialogo inserendo questo micidiale ingrediente, ottenendo però un ibrido che ben poco ha a che fare con l'originale ricetta bahiana: se veramente voi provaste a cucinarla con il piri-piri, la stravolgereste completamente e gli conferireste un gusto davvero troppo piccante!
Il commento
Sfogliando le critiche d'epoca, misurata quella di Tullio Kezich (8) : «naturalmente i cineasti di ciò che rimane del Cinema Novo non amano Barreto e considerano Donna Flor e i suoi due mariti una operazione commerciale a rimorchio della commedia all'italiana. È innegabile che il film rappresenta una versione riduttiva del testo d'origine (e forse era inevitabile, considerata anche la mole del romanzo: oltre 500 pagine), ma diremmo che il regista è riuscito a far vivere un quadro brasiliano magico e colorito. Fra le miserie delle favelas e la frenesia perpetua del carnevale, una repressione secolare che lascia intravedere le sue ferite: e la risposta che offre il film, soprattutto attraverso l'immagine palpitante della bella protagonista Sonia Braga, è improntata a un vitalismo ironico e sfrontato.» Emblematico, invece, il commento di Giovanni Grazzini: (9) «[...] Offre ai sedentari un viaggetto di piacere in Brasile. Non nel duro Brasile del cinema novo; ma in quella specie di quintessenza dell'immagine allegra che ne è Bahia, dove popolo e borghesia si liberano d'inibizioni e paure nel gioco fantastico e malizioso. Con grandissima rabbia di quanti vorrebbero che il popolo, schiacciato dal tallone dei militari, pensasse soltanto alla rivoluzione, e non perdonano ad Amado, ex premio Stalin, di aver "tradito le sinistre" coll'esaltare la gioia di vivere dei brasiliani. Quando invece il suo romanzo, come l'altro Teresa Batista stanca di guerra, appartiene a una narrativa anch'essa molto politica, che utilizzando i modi realistico-fantastici tipici del paese propone un'analisi sociale niente affatto impoverita dalla presenza del sorriso. [Barreto] ci ha dato un film simpaticamente leggero, scherzoso e intelligente. Appunto perché, come si diceva, ambientando l'azione nel 1943 e proponendo fra le pieghe un parallelo con l'oggi, fruga con fresca ironia tra le fantasie irriverenti dei brasiliani di sempre, e soprattutto delle donne costrette alla pudicizia dalle regole borghesi. Bozzetto pittoresco, il suo film ha i sapori di una farsa di costume condita di strizzate d'occhio, spruzzi di zenzero e canzoni. Soltanto un femminismo isterico, come è accaduto in Francia, può accusare questa ilare storia di fantasmi, in cui si difendono il diritto della donna ai piaceri dell'alcova, d'essere un film maschilista e reazionario.»


Note
1. Persino l'unica, poco riuscita versione cinematografica di un personaggio d'origine televisiva di Paolo Villaggio, Professor Kranz, tedesco di Germania (1978; titolo brasiliano: O Golpe Mais Louco do Mundo), Luciano Salce la va a girare - inizio riprese: 15 aprile 1978 - proprio a Rio de Janeiro, e non tanto perché lui e uno degli interpreti, Adolfo Celi, avevano avuto in passato proficue esperienze in Brasile, ma per sfruttare il successo del coevo Donna Flor e i suoi due mariti di Barreto (di cui la pellicola di Salce riutilizza uno degli sceneggiatori e l'attore José Wilker). E che dire delle sei puntate del programma televisivo di RAI 1, Te lo do io il Brasile di Enzo Trapani, condotto da Beppe Grillo e trasmesso dal 1° marzo al 5 aprile 1984, quindi in piena moda italiana della telenovela...? Probabilmente, sarebbe stato bocciato dai vertici della RAI se fosse stato proposto solo pochi anni prima.
Poster italiano del film di Luciano Salce
Beppe Grillo, Antônio Carlos Jobim e Gal Costa in una puntata di Te lo do io il Brasile

2. José Wilker [José Wilker de Almeida] attore di origine olandese, è nato a Juazeiro do Norte (stato di Ceará) il 20 agosto 1947. Debutta come comparsa all'età di appena 13 anni. Appassionato di cinema locale e internazionale (ha una collezione di circa 4000 film) è impegnato in cinema, teatro, televisione, come attore, regista, conduttore/presentatore. Apprezzato in Brasile ma inizialmente poco noto all'estero, il suo ruolo in Dona Flor lo rende popolare internazionalmente. Dopo un'intensa carriera, muore improvvisamente a Rio de Janeiro, di un infarto fulminante, il 5 aprile 2014 (a ben guardare, una morte molto simile a quella del suo personaggio più conosciuto, il Vadinho del film di Barreto). Numerosi gli attestati di stima e affetto. Appena appresa la notizia della dipartita di Wilker, Sônia Braga gli dedica il premio Oscar Latino che le stanno consegnando a Panama, aggiungendo «Per te, José... mio amato Vadinho.» Un necrologio scritto in quei giorni da un critico locale, termina con queste parole «Purtroppo, questa volta Vadinho è morto davvero... non tornerà più fra noi come simpatico e trasgressivo fantasma per far felice la sua Dona Flor.»
3. Da notare la presenza nel cast, nel ruolo di Amalia, una delle prostitute (quella che in una sequenza canta appunto una canzone in spagnolo, e non in portoghese) di Marta Moyano, attrice di origine argentina, attiva nel cinema brasiliano soprattutto nella pornochachada, come per esempio Café na Cama (1973) di Alberto Pieralisi.
Marta Moyano ritratta su una delle lobby-card di Café na Cama.

4. Nei romanzi di Amado è molto importante il rapporto fra cibo e sensualità. Dona Flor, per esempio, inizia spesso i suoi ricordi di Vadinho partendo dalla descrizione di una ricetta (ormai mitica quella della Moqueca di granchi molli). Questo schema è stato poi imitato - è il caso di dirlo! - in tutte le salse (9 settimane e ½Ricette d'amore, Per incanto o per delizia) con famigerate varianti dolciarie (Chocolat, Lezioni di cioccolato, Grazie per la cioccolata). Amado scrive addirittura, insieme alla figlia Paloma, un bel libro di ricette (edito anche in Italia da Einaudi nel 1998 col titolo La cucina di Bahia, ovvero Il libro di cucina di Pedro Archanjo e le merende di Dona Flor).
5. Sebbene il personaggio di Dona Flor sia centrale e rappresenti, almeno nel finale, un positivo esempio di emancipata eroina amadiana, non gli è da meno quello di Vadinho, come nota acutamente Ted Gioia in una recensione del libro di Amado: «Eppure, anche dopo la morte di Vadinho, egli rimane l'appassionato amore della vita di Flor e lei non può fare a meno di ricordare il suo fascino e il suo naturale talento seduttivo. Anche al suo peggio, Vadinho era irresistibile e la sua attuale, definitiva assenza, è molto più dolorosa di tutte quelle notti di ritardi, quando lei attendeva un suono di passi che segnalassero il ritorno a casa del marito dalle sue avventatezze. Vadinho esercita il medesimo fascino sia sui lettori che su Dona Flor. Egli è il vivace centro del romanzo di Amado e gli intermezzi più convincenti del libro riguardano la stravaganza delle sue gesta e bravate, sia durante la sua vita, sia dopo la sua morte prematura. Anche se viviamo in un'epoca di antieroi, poche storie hanno fatto un lavoro migliore di questo romanzo di Amado per rappresentare il tipo del cattivo amabile, del furfante carismatico.»
6. Involontariamente divertente un trafiletto (pubblicato su La Stampa del 17 ottobre 1978, pag. 11) dove si riferisce che gli "Agenti della polizia giudiziaria di Termoli (Campobasso) hanno proceduto al sequestro di 15 locandine e un manifesto di Donna Flor e i suoi due mariti, in programmazione nel centro adriatico molisano. Il provvedimento adottato dal commissariato di sicurezza di Termoli si basa su una disposizione della Procura generale di Roma che ha ritenuto eccessivamente licenziose le locandine".
7. Il doppiaggio italiano è affidato alla C.V.D. José Wilker ha la voce, come si è detto nel testo, di Giancarlo Giannini, Sonia Braga quella di Ada Maria Serra Zanetti e Mauro Mendonça è doppiato da Mario Maranzana (1930-2012).
Giancarlo Giannini                          Ada Maria Serra Zanetti                           Mario Maranzana

8. Tullio Kezich, Donna Flor e i suoi due mariti, in Il Nuovissimo Mille Film. Cinque anni di cinema 1977-82, Mondadori, 1983.
9. Giovanni Grazzini, Donna Flor e i suoi due mariti, in Cine78, Laterza, 1979, pp. 20-22.

Bibliografia/Fonti
Dona Flor e o cinema brasileiro, in «Veja», 1° dicembre 1976.
Giovanni Papini, Con due uomini nel letto, «Corriere della Sera», 24 febbraio 1978, pag. 17.
U.Bz, Erotico sogno di donna Flor, «La Stampa», 23 marzo 1978, pag. 3.
Giovanni Grazzini, Letto a tre piazze, «Corriere della Sera», 8 aprile 1978, pag. 15.
Giovanni Grazzini, Donna Flor e i suoi due mariti, in Cine78, Laterza, 1979, pp. 20-22.
Tullio Kezich, Donna Flor e i suoi due mariti, in Il Nuovissimo Mille Film. Cinque anni di cinema 1977-82, Mondadori, 1983.
Intervista a Jorge Amado, dal programma-tv Storie. Viaggio nella vita di persone non comuni di Gianni Minà, RAI 1996 (poi trascritta sul n. 76/77 [n. 3-4], 2001, della rivista Latinoamerica e ripubblicata infine su Sarapegbe, aprile-giugno 2012).
Valerio Caprara, Erotico. Dizionari del cinema, Electa, 2007.
Enrico Giacovelli, Viviana Ponchia, Donna Flor e i suoi due mariti, in Chick Film, Morellini, 2007, pag. 57.
Lisa Shaw, Stephanie Dennison, Sonia Braga: Brazil's favourite morena, in Brazilian National Cinema, Routledge, 2007.
Making del film (dai "contenuti speciali" del dvd Dona Flor and her two husbands, New Yorker Video, 2008).
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Scheda del film sul sito de la «Cinemateca Brasileira».